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Camillo Olivetti

Camillo Olivetti

Camillo Olivetti (Ivrea 1868 – Biella 1943), si laurea in ingegneria al Politecnico di Torino. Nel 1899 sposa Luisa Revel, figlia del pastore della comunità valdese di Ivrea: dalla loro unione nascono Elena (1900), Adriano (1901), Massimo (1902), Silvia (1904), Lalla (1907), Dino (1912). Nel 1908 fonda la Ing. Camillo Olivetti & C. Prima fabbrica italiana di macchine per scrivere, di cui è Presidente fino al 1938 quando cede il comando al figlio Adriano. Personalità colta ed eclettica, fine inventore, Camillo Olivetti introduce nella fabbrica di Ivrea, in anticipo rispetto i tempi, le prime forme di assistenzialismo poi sviluppate da Adriano. Muore a Biella, nel 1943.


Camillo Olivetti, dopo la laurea in ingegneria al Politecnico di Torino soggiorna per un periodo a Londra dove conosce il lavoro in fabbrica. Rientrato in Italia aderisce al Partito Socialista e sviluppando specifici interessi per il federalismo, le autonomie locali, le riforme istituzionali democratiche e dando vita o finanziando diverse riviste. 

Data la sua conoscenza della lingua inglese, imparata dalla madre Elvira Sacerdoti, nel 1893 accompagna in qualità di assistente Galileo Ferraris al Congresso di Elettricità di Chicago. Segue corsi di fisica alla Stanford University dove diventa assistente di Ingegneria Elettrica.

Tornato in Italia fonda ad Ivrea la C.G.S. (Centimetro, Grammo, Secondo), una piccola fabbrica di strumenti elettrici di misurazione. L’esperienza americana lo ha però convinto dell’opportunità di imbarcarsi in un altro progetto industriale: il 29 ottobre 1908, sempre a Ivrea, fonda la “Ing. C. Olivetti e C.. Prima fabbrica nazionale di macchine per scrivere", le prime costruite interamente in Italia. Al progetto lavora un gruppo di circa venti operai che lo stesso Camillo Olivetti provvede ad addestrare con corsi tenuti nella casa da poco acquistata, un vecchio Convento benedettino sulla collina antistante la nuova fabbrica, nella periferia di Ivrea.

La M1, prima macchina prodotta dalla Olivetti, entra in produzione nel 1911.

Durante la Prima Guerra Mondiale la fabbrica converte le linee per la produzione bellica: spolette per artiglieria e magneti per aviazione. Ma alla fine del conflitto la produzione di macchine per scrivere riprende con il modello M20. Nel 1926, nasce la OMO (Officina Meccanica Olivetti) per la costruzione di macchine utensili, progettate dallo stesso Camillo. Il primo modello è un "trapano sensitivo", cui faranno seguito fresatrici, rettificatrici e altre macchine speciali per la produzione di parti di macchine per scrivere.

Grazie alle intuizioni del figlio Adriano, appena rientrato da un soggiorno di studio negli Stati Uniti, alla fine degli anni Venti provvede alla riorganizzazione dell’attività produttiva della fabbrica e rafforza la struttura commerciale con la creazione di filiali e consociate in Italia e all’estero. Nel 1929, viene così aperto a Barcellona, in Spagna, il primo stabilimento Olivetti all’estero. I risultati positivi di queste iniziative consentono alla fabbrica di Ivrea di superare con efficacia la crisi del 1929 senza ricorrere a riduzione di personale.

Nel corso degli anni Trenta, Camillo gradualmente delega maggiori responsabilità al figlio Adriano per la conduzione della fabbrica. Il suo ruolo, però, non si ridimensiona del tutto: oltre all’attenzione per il continuo miglioramento dei servizi sociali per i dipendenti, Camillo mantiene la direzione dell’OMO. Continua così a svolgere un’intensa attività, mai abbandonata fino all’ultimo, di progettazione di nuovi modelli di macchine per scrivere, delle prime telescriventi e macchine da calcolo, dei mobili per ufficio Synthesis, e degli utensili per costruirli. Nel 1938 cede la Presidenza  ad Adriano.

Durante la Seconda Guerra Mondiale scrive e pubblica clandestinamente un opuscolo che propone radicali riforme in campo sociale, economico finanziario e industriale.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre, per sfuggire ai tedeschi in arrivo a Ivrea, abbandona il Convento e si rifugia nel biellese.

In clandestinità, muore nel dicembre del 1943 all’ospedale di Biella. Per i suoi funerali, sfidando le pattuglie tedesche, giungono da Ivrea, chi a piedi chi in bicicletta, gli operai della fabbrica.

Per approfondire leggi il libro di Tito Giraudo, "La Fabbrica di Mattoni Rossi. Camillo Olivetti", con la prefazione di Laura Curino