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Camillo Olivetti, alle radici di un sogno
promo del Piccolo Teatro di Milano
Pubblicato il 24 Oct 2008
Il nome Olivetti è da sempre legato al design italiano del XX secolo: basti ricordare la mitica "Lettera22", la macchina per scrivere che accompagnava i grandi giornalisti, su tutti, Indro Montanelli.

Ma Olivetti è stato anche sinonimo di industria dal volto umano.
Laura Curino e Gabriele Vacis nel 1996 dedicano al fondatore dell’azienda Camillo un monologo (trasmesso anche sulla RAI due anni dopo) per "sollecitare la memoria", per ricordare un uomo che è stato, usando le loro parole, "pioniere, inventore, anticonformista capriccioso e geniale" e che ha saputo creare un’Azienda solida mettendo i bisogni dei suoi operai in primo piano.Lo spettacolo è stato replicato più di cinquecento volte sui palcoscenici di tutta Italia, per continuare a parlare di questo passato che, purtroppo, non è più. Per farlo, la Curino dà voce a due donne vicine a Camillo: la madre, Elvira Sacerdoti, e la moglie, Luisa Revel, "protagoniste silenziose della formazione, e realizzazione, del sogno olivettiano".