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Adriano Olivetti, Il sogno possibile
Pubblicato nel 2008, in collaborazione con Ipoc Press200pp. - ISBN: 9788896732069

Il volume è tratto dall’omonimo spettacolo teatrale scritto da Laura Curino e Gabriele Vacis, interpretato da Laura Curino insieme con Mariella Fabbris e Lucilla Giagnoni, per la regia di Gabriele Vacis.

Di seguito la prefazione al volume firmata da Laura Olivetti, Presidente Fondazione Adriano Olivetti

Quando, qualche anno fa, Laura Curino e Gabriele Vacis mi chiesero di scrivere una breve introduzione al testo del loro spettacolo teatrale su mio nonno Camillo, non fu difficile ripensare e condividere in quel testo le tante storie che avevo ascoltato in famiglia e che avevano costruito il mio personale ricordo. Scrivere dei propri nonni, soprattutto se non si sono conosciuti e vivono in noi solo attraverso racconti e qualche fotografia, è come infilarsi in una storia che, per quanto vicina e familiare, assomiglia a una favola, con un inizio e una fine.

Oggi, che la stessa cosa mi viene chiesta per introdurre il testo dello spettacolo che Laura e Gabriele hanno scritto sulla figura di mio padre Adriano, mi sembra di trovarmi di fronte un lavoro assai più complicato, anzitutto perché è lo spettacolo stesso ad avermi coinvolta ben più che quello, altrettanto emozionante, su Camillo.

Ovviamente mi è capitato molto spesso, come figlia e come Presidente della Fondazione Adriano Olivetti, di poter ricordare pubblicamente, e in qualche modo così anche ripercorrere, la storia di mio padre per le sue attività imprenditoriali, sociali e culturali, mentre altre volte, come è naturale, ho affrontato la sua figura di genitore, di papà. La messa in scena di mio padre mi obbliga non solo a separare, come spesso avviene, la figura dell’uomo pubblico da quella del papà. In questo caso è ancora più complicato e sono costretta a un ulteriore lavoro di straniamento, perché una figura e vicende così importanti nella mia vita personale vengono rappresentate, e la rappresentazione è sempre diversa, in un certo modo lontana, dal ricordo personale, quello più intimo e per noi più prezioso.

Ed è proprio questo il sentimento per il quale le parti che tra tutte più mi hanno emozionata e intenerita sono quelle meno recenti, per me più inconsuete. La nascita di mio padre, a esempio. Lì il mio sguardo nel vedere le attrici recitare era di nuovo quello con il quale si ascolta una favola, una favola mai letta o ascoltata prima, perché a me davvero nessuno ha mai detto nulla su quell’avvenimento.

Così, mentre guardavo la scena, ho potuto pensare a quel piccolo bambino venuto al mondo in una casa che io conosco bene, della quale posso cogliere l’atmosfera e immaginare i colori perché la frequento; ho pensato a una fotografia di mio papà all’età di sei mesi con i capelli a caschetto e ai suoi occhi che ridono; ho pensato a tutto quello che realizzò dopo, alla sua vita adulta, all’uomo che era diventato; ho pensato a come, dopotutto, a cinquant’anni di distanza dalla sua morte, lo si ricordi perlopiù e giustamente per le sue opere, mentre nel cuore di altri e nel mio resta invece prima il ricordo e il rimpianto di un altro Adriano, di quel bambino che è stato figlio, fratello, per me un padre, molto presente e attento, qualche volta severo, ma ancora più spesso complice divertito di tante piccole trasgressioni, soprattutto culinarie.

Ecco perché, prima ancora che raccontare la vicenda di Adriano Olivetti in un linguaggio certamente più trasversale come quello artistico, contribuendo così ad allargare il cerchio di conoscenza sulla sua figura, sono sicura di poter dire che, almeno per me, Adriano Olivetti ha per primo il merito di aver raccontato anzitutto la storia affettuosa di un uomo e dello straordinario mondo che è la vita di ogni persona.

Laura Olivetti

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