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Le Corbusier e Olivetti
La Usine Verte per il Centro di calcolo elettronico
Silvia Bodei
Pubblicato nel 2014, in collaborazione con Quodlibet

Le Corbusier e Olivetti.
La usine verte per il centro di calcolo elettronico
di Silvia Bodei
Quodlibet, 2014
230x300 , pp. 216 
ISBN 9788874625505 
in collaborazione con la Fondazione Adriano Olivetti.  


Mercoledì 24 settembre il libro è stato presentato al Museo MAXXI di Roma in via Guido Reni, 4A. Leggi qui per maggiori informazioni. 

Attraverso molti materiali inediti provenienti soprattutto dall’archivio Le Corbusier di Parigi, Silvia Bodei, racconta un episodio importante dell’architettura moderna: l’incontro tra due personalità eccezionali, per la forte carica utopica e creativa delle loro opere, che per lungo tempo hanno dialogato da lontano tra loro, e che decidono di sperimentare insieme la progettazione di uno stabilimento industriale d’avanguardia, la nuova fabbrica a «misura d’uomo» capace di ricreare al suo interno «le condizioni di natura»: il Centro di Calcolo Elettronico di Rho.

Leggi l’articolo su La Repubblica di Francesco Erbani

Leggi l’articolo di Alberto Saibene su Doppiozero

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Agli inizi del 1960, in un’Italia in piena ripresa economica, quell’italiano anomalo ritratto da Geminello Alvi come «astutamente pratico, e però appassionato fino alla mistica come fu Adriano Olivetti», decide di costruire il Centro di calcolo elettronico, la fabbrica destinata alla produzione delle macchine del futuro – i computer – e sceglie di affidare l’incarico a Le Corbusier. Siamo davanti a un episodio importante dell’architettura moderna: due personalità eccezionali, per la forte carica utopica e creativa delle loro opere, che per lungo tempo hanno dialogato da lontano tra loro, decidono di sperimentare insieme la progettazione di uno stabilimento industriale d’avanguardia, la nuova fabbrica a «misura d’uomo» capace di ricreare al suo interno «le condizioni di natura». Il progetto, che verrà elaborato dopo l’improvvisa scomparsa di Adriano (27 febbraio 1960), purtroppo non sarà mai realizzato a causa della crisi finanziaria della Società, costretta a vendere il suo ramo di produzione elettronica all’americana General Electric nel 1964. Il volume, dopo una prima parte introduttiva dedicata alla politica industriale di Adriano Olivetti e i suoi rapporti con Le Corbusier dagli anni ‘30 al 1960, si sofferma sulla lettura diacronica del progetto, ricostruendo in modo puntuale, grazie ai numerosi documenti inediti, la genesi del processo ideativo e l’articolazione nel tempo. Nella terza e ultima parte, attraverso il confronto costante con altre opere e scritti dell’architetto svizzero, vengono poi messe in luce idee, soluzioni e forme a partire dalle quali il progetto stesso si è andato via via strutturando, creando continui legami con la natura e il mondo, con le sue stesse opere e il suo immaginario. Il leitmotiv che sembra dare forma alla Usine Verte (fabbrica verde), modello scelto per il Centro di calcolo elettronico, è quello di un grande organismo architettonico in sintonia con il territorio e il paesaggio, soluzione questa che può rappresentare un paradigma di grande efficacia per tutti coloro che oggi, su basi nuove, si pongono il problema dell’integrazione fra ambiente e produzione in modo positivo per l’uomo e la natura.