
Il 27 febbraio 1960 sul treno Milano Losanna all’altezza della stazione di Aigle muore improvvisamente Adriano Olivetti.
Dal testo di Laura Olivetti, Presidente della Fondazione Adriano Olivetti, pubblicato nel catalogo delle iniziative.
Decidere di ricordare la scomparsa di Adriano Olivetti nel ricorrere dei cinquant’anni da quel 27 febbraio 1960 non è stata una scelta semplice.
Anzitutto abbiamo sempre preferito che fossero i momenti vivi dell’opera di Adriano Olivetti a costituire la suggestione per iniziative che celebrassero quell’esperienza riformulandone in contesti attuali i tratti più significativi.
L’improvvisa scomparsa di Adriano Olivetti all’inizio del 1960 lasciò orfani non solo gli affetti, ma un’intera comunità e un progetto culturale, sociale e politico di grandissima complessità, dove la celebre e allora attiva fabbrica era armonicamente e indissolubilmente integrata. Alle questioni che il consolidarsi della società industriale imponeva, alla domanda di come fare ad essere tecnicamente progrediti senza essere per questo interiormente imbarbariti, la via olivettiana affermava l'identità tra interesse morale e interesse materiale, ed è attorno a questa identità che Adriano Olivetti costruì la sua proposta politica. Sin dalla sua costituzione nel 1962, il percorso che la Fondazione Adriano Olivetti ha intrapreso, e intende proseguire, è stato così diretto all'impiego del patrimonio culturale che le viene da quell’esperienza come uno strumento creativo, e non solo commemorativo, per interpretare le sfide dell'attualità. Una scelta, crediamo e speriamo, coerente alla natura riformatrice del progetto comunitario di Adriano Olivetti e che obbliga la Fondazione, per vocazione e per mandato statutario, a interpretare attivamente la memoria di una storia ricca di esperienze, di cultura, di conoscenze e di risorse per il Paese.
Il decennio che abbiamo appena lasciato alle nostre spalle ha coinciso con la ricorrenza di tanti e importanti momenti vitali della storia di cui la Fondazione cerca di essere insieme testimone fedele e portavoce nell’oggi. Così, negli ultimi anni, abbiamo promosso diverse iniziative coerentemente allo spirito che ho descritto e tra cui mi piace ricordare la prima e l’ultima. Nel 2001 abbiamo celebrato il centenario della nascita di Adriano Olivetti con un convegno internazionale di 3 giorni, ad Ivrea.Quest’anno si chiudono invece i lavori, quasi biennali, del Comitato Nazionale di cui la Fondazione si è fatta promotrice per celebrare il centenario della fabbrica Olivetti, e si aprono quelli che dall’anno venturo ricorderanno i cento anni della nascita di un grande amico di Adriano Olivetti e un autentico olivettiano, Ludovico Quaroni, e, ci auguriamo, i primi cinquant’anni della stessa Fondazione Adriano Olivetti nel 2012.
La morte di una persona è un momento tragico e ricordarla può, nonostante i tanti anni trascorsi, rinnovare il dolore. Tuttavia ricordare è anche un momento di raccoglimento personale e di condivisione della memoria attraverso i quali si può attribuire un senso vitale, per se stessi o in questo caso per la comunità, anche ad un evento così definitivo.
Coerentemente a questo pensiero, abbiamo ritenuto fosse corretto, e dovuto, che anche la Fondazione Adriano Olivetti ricordasse quell’accadimento. Così alle iniziative più tradizionali volte alla condivisione di quella memoria attraverso una riflessione a più voci sulla sua attualità, abbiamo deciso di affiancare dei momenti quasi solenni, musicali, dove ciascuno sia libero di accogliere le suggestioni più intime che il ricordo porta con sé
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